[Be Nice to Mommy]
Columns, live report e cazzate varie della fanzine Be Nice to Mommy
 





mercoledì, 19 dicembre 2007

TWO YEARS LATER...

...e però! Sono addirittura due anni che non scrivo più un cazzo. E sì che di acqua sotto i ponti ne è passata. La cosa più divertente è che due anni fa avevo fatto un sito tributo ai Turturros, e proprio non immaginavo che la band del mio passato sarebbe tornata a suonare.

Se ne volete sapere di più, e vi assicuro che la storia di come siamo finiti di nuovo in pista vale la pena di essere conosciuta, date un'occhiata al sito (www.turturros.it) oppure visitate la nostra pagina su My Space (www.myspace.com/theturturros). Stiamo cercando fondi e tempo per registrare un disco nuovo e siamo sempre in cerca di date. Quindi, fatevi vivi se pensate di poterci dare una mano.

Per il resto, siccome ho abbandonato da oltre un anno anche la webzine, ho deciso che tornerò a scrivere qualche cazzata qui sopra di tanto in tanto, perciò... restate in linea.

 

postato da benicetomommy, 11:46 | link | commenti (1)

martedì, 13 dicembre 2005

THE TURTURROS (1998-2002)

Sono passati ormai quasi quattro anni dall'ultimo concerto dei Turturros. Era il 6 marzo del 2002 e suonammo al Sonica di Roma aprendo insieme ai Killtime lo show dei Darlington. A quel tempo non pensavo che la storia sarebbe finita così. Ma sapevo già che Franz, il nostro batterista, non avrebbe più avuto tanto tempo a disposizione per colpa del suo nuovo lavoro. Era la mia, ma anche la sua band. Sostituirlo non avrebbe avuto alcun senso. Fu proprio quella sera che parlai con un paio di amici della voglia di mettere su un nuovo progetto. Il destino ha voluto che il nuovo gruppo, i Bonnie Parkers , siano andati avanti e i Turturros no.

Con Franz, un paio di volte, ci siamo ritrovati in sala, nel tentativo di riaccendere una voglia che sembrava continuare ad ardere. Ma non se ne è fatto più nulla.
Come in tutte le storie di perdenti che si rispettino, se in vita non ci si è mai praticamente filato nessuno, mai come in questi ultimi tempi mi è capitato così spesso di incontrare gente che mi ferma ai concerti e mi chiede dei Turturros. La cosa mi mette molto in imbarazzo. Non abbiamo mai fatto parte di giri che contano, non ci ha mai citato nessuno e in nessuna occasione e adesso scopro che in giro c’è gente per cui siamo stati il primo concerto punk mai visto e, ovviamente, se lo ricordano bene.

Per loro, per me, per Gianluca e Franz con cui ho diviso momenti indimenticabili, per Marco che scelse il nome del gruppo, per Stevo, il reverendo Andrea e Marco il Titan, che in qualche modo hanno fatto parte della band, ho pensato di rimettere mano al nostro sito per lasciare un segno di tutte le cose che abbiamo fatto in quattro anni intensi di attività, consapevole del fatto che non siamo stati certo degli eroi, ma solo una band che qui a Roma ha aiutato un po' di gente animata dalla stessa passione ad annusarsi, conoscersi e dare vita a storie molto più importanti di noi. Missione compiuta, oserei dire.

Avrei voluto rifare un bel sito tutto nuovo e metterci un sacco di roba, compresi dei video live che sono sicuramente la migliore testimonianza di quello che bene o male eravamo. Tre persone che si divertivano un casino. Chissà, magari più avanti mi verrà la voglia di passare un bel po’ di ore al computer.

Per adesso,  accontentatevi di questa pagina su My Space e della possibilità di scaricare liberamente tutto quello che abbiamo registrato: 31 pezzi originali e una cover, Commando dei Ramones. Se vi sta sul cazzo My Space, le canzoni le trovate anche all'indirizzo del vecchio sito: http://listen.to/turturros

Quello che ci riserverà il futuro nessuno può saperlo. Personalmente ho ancora parecchia nostalgia delle mie vecchie canzoni e la voglia di risuonarle dal vivo è sempre forte. Il mio problema resta sempre quello di riuscire a trascinarmi dietro qualcuno che rasenti il mio stesso livello di pazzia. Ma non è detto che non avverrà, prima o poi.

postato da benicetomommy, 12:11 | link | commenti (5)

martedì, 22 novembre 2005

Transex, il nuovo album

 Si chiama Domino ed è il nuovo album dei Transex che uscirà in tutti i negozi di dischi il 3 dicembre.

 

Nove brani originali, fedeli allo stile compositivo e all’attitudine puramente garage-punk settantasettina.
I testi affrontano tematiche di scottante attualità, sondando nelle lerce piaghe della società moderna, scoprendone vizi, passatempi, pruriti e snack. Esplorano gli aspetti più nascosti, intriganti ed odorosi della sessualità umana ed animale, triturandone ogni barriera culturale e razziale; cantano le lodi del gentil sesso come nessuno fece dai tempi del Dolce Stilnovo & Gino Paoli!

 

Le registrazioni sono state effettuate a Roma, in due diversi studi. Nel primo sono state incise le tracce di batteria e basso utilizzando un 16 tracce analogico, mentre nel secondo chitarra e voce in digitale.

 

 

 

 Domino sarà presentato in anteprima il 27 novembre al MEI , il 10 dicembre a La Skaletta di La Spezia e il 17 al Traffic di Roma.
 
 

postato da benicetomommy, 16:22 | link | commenti

venerdì, 21 ottobre 2005

Situazionismo romano

 

postato da benicetomommy, 23:31 | link | commenti

domenica, 04 settembre 2005

Paura, eh?

"Dopo il punk sembrava che l'idea di un musicista che sapesse suonare il suo strumento avesse perso valore. Non sapevo cosa fare. Mi chiedevo continuamente per quale motivo facessi ancora musica. E la risposta che mi davo era: faccio musica per ascoltarla".

Lo ha detto Eric Clapton in un'intervista pubblicata da Repubblica lo scorso 25 agosto per presentare il suo nuovo album.

Calcolando che (quasi) tutto quello che ha fatto Clapton dopo l'avvento del punk fa cacare, se lo avesse registrato per risentirselo davvero a casa sua, non è che ci saremmo persi granché.

postato da benicetomommy, 21:41 | link | commenti (2)

sabato, 13 agosto 2005

Cerco il punk in una lametta, la felicità e il dolore, nel fumo di una sigaretta...

Chissà quante volte avrete letto 'sta storia. Più o meno tutti quelli intorno ai 40 (ed anche più vecchi) raccontano sempre di un mitico servizio di una mitica trasmissione televisiva, Odeon, che spinse alcune centinaia di giovani brufolosi e onanisti ad interessarsi ad uno strano fenomeno. Era il 1977 e quella trasmissione era l'unica, in onda in seconda serata, che rompeva un pochino gli schemi di una tv il cui palinsesto era ancora deciso in sagrestia.

Chi era come me davanti alla tv rimase piuttosto turbato da un servizio da Londra, che parlava di un gruppo di pazzi che stava terrorizzando la benpensante Inghilterra. Più che dai vestiti stravaganti e dalle spille da balia rimasi letteralmente folgorato dall'attacco di un pezzo, God Save the Queen, e di fronte alle facce schifate dei miei genitori decisi che quel disco doveva essere mio.

Mi è tornato alla mente leggendo l'introduzione di un bel libro appena uscito per Editori Riuniti, "100 dischi ideali per capire il punk", curato da Stefano Gilardino, che al di là del titolo un po' a cazzo e del prezzo (22 euro! ), è veramente un bel lavoro, scritto con una competenza assai rara nel campo. "Essenzialmente", scrive Stefano nell'introduzione, "l'ho scritto soprattutto per me. Un bel modo di fissare su carta tutte le cazzate che mi girano in testa da quando ho scoperto il punk con quei leggendari servizi su Odeon e L'Altra Domenica. Da allora non ho più smesso di pensarci".

Neanch'io. E così mi sono ricordato che nei meandri del mio hard disk avevo ancora una copia di uno di quei filmati. Se vi va potete scaricarlo da QUI, cliccando con il tasto destro, ecc..., ecc... Si tratta di un piccolo file Windows media video, niente che vi ucciderà nell'attesa. Resterete probabilmente sorpresi anche dalla sua ingenuità. Ma in fondo si tratta di un documento storico.

postato da benicetomommy, 01:54 | link | commenti

domenica, 07 agosto 2005

Il mio nome è Bond, James Bond

 

James BondEro un  bambino vorace, almeno nel senso della lettura e dopo aver visto al cinema qualche film di 007 (sì, lo interpretava ancora Sean Connery) scoprii che mio padre possedeva tutta la collezione dei romanzi di Ian Fleming. Mia madre, in preda ad un attacco di censura preventiva, forse a causa delle poche (e assai caste) descrizioni delle peripezie sessuali del nostro agente segreto, li fece sparire, buttando nell’immondizia delle edizioni che probabilmente adesso varrebbero anche dei soldi.

Il Giornale, uno dei peggiori quotidiani italiani (di proprietà del fratello scemo di Berlusconi, quello che si è beccato un paio di condanne al posto del nano e si è fatto anche qualche giorno al gabbio), ha deciso di far risalire le proprie basse quotazioni ristampando a puntate, in allegato al quotidiano, la serie completa dei nove libri scritti da Fleming. Ed io, per colmare un antico sopruso censorio, me li sto ricomprando e rileggendo con piacere. Soprattutto perché, malgrado i libri siano stati scritti durante l’apice della cosiddetta “guerra fredda”, il personaggio di Bond è assai meno macho-occidentale anti-comunista di quello che le produzioni hollywoodiane ci hanno spacciato per alcuni decenni.

Leggete cosa dice il nostro protagonista nel primo libro scritto da Fleming, “Casino Royale”, dopo aver raccontato al suo interlocutore di aver ucciso in passato due spie nemiche e di essersi per questo meritato il codice “doppio zero” che i servizi assegnano agli agenti con licenza di uccidere.

“Naturalmente a questo punto interviene il patriottismo e fa sembrare tutto abbastanza giusto… ma il motto ‘giusto o sbagliato, è il mio paese’ comincia ad essere un po’ fuori moda. Oggi combattiamo contro i comunisti. Benone. Se fossi vissuto cinquant’anni fa, il modello di conservatorismo che abbiamo noi adesso in Inghilterra sarebbe stato ritenuto fottutamente simile al comunismo, e ci avrebbero detto di combatterlo. Di questi tempi la storia cammina in fretta, e gli eroi e i cattivi continuano a scambiarsi le parti”.

L’ho trovato terribilmente attuale. No?

postato da benicetomommy, 15:19 | link | commenti

giovedì, 04 agosto 2005

Carta da cesso.

 

A me non piace essere polemico a tutti i costi. Penso sempre che dietro le cose che non mi piacciono ci sia lo stesso impegno e buona fede che animano invece le cose che adoro. Perché nessuno di noi è qui per i soldi e nessuno di noi possiede la verità. Però mi interessa fare qualche riflessione, soprattutto sulla carta “straccia” stampata pseudo-punk che sembra proliferare come l’influenza.

Con il solito ritardo clamoroso è uscito il numero 4 di Bam!, magazine al quale collaboro (con scritti e soprattutto soldi) fin dalla primissima incarnazione. Debbo dire senza timore di essere accusato di piaggeria, che anche stavolta la rivista si conferma come una delle cose migliori in giro, anche se non si sa perché si debbano pagare strani tributi a qualche band che come unico appeal ha il fatto che il cantante si spacca le bottiglie sulla testa e sanguina. Non eravamo abbastanza punk?

Comunque, nell’editoriale del numero in questione, uno degli amici che collabora al progetto si lamenta del fatto che l’atteggiamento nei confronti delle testate “punk” da edicola da parte di gente normalmente integra sia diventato molto più morbido, sottolineando che “non bastano un paio di mosse azzeccate per trasformare la merda in oro”.

Mi sento un po’ chiamato in causa per aver parlato bene degli ultimi speciali di Rocksound e in mio soccorso, aiutandomi a riaccendere un po’ di quella rabbia sopita, arriva subito l’ultimo numero di Punkster, dove l’unica persona che conosce veramente ciò che scrive, ci dice che non è poi così male che in Italia esista lo spazio per ben due (dico due) riviste da edicola “esclusivamente punk” e che “in mezzo a tanta merda ci sono dei fiori”.

Dove li ha visti ‘sti fiori non è dato saperlo, visto che a parte un paio di articoli, in 70 pagine di roba c’è tutto meno che quello spirito “punk” che andiamo cercando come Diogene con la sua lanterna. A partire dalla top-ten dei lettori, che potrebbe essere stata scritta dal pubblico target di “Cioè” e che vede nomi di gusto assai dubbio come Alcaline Trio, Millencolin, Green Day, Punkreas, Strung Out e Forty Winks, più altri 3-4 che non so chi siano, ne’ mi interessa saperlo; passando per il nuovo disco di una più o meno nota band italica che presenta il loro ultimo lavoro (non li cito perché in realtà mi stanno simpatici, sono davvero bravi, voglio loro bene e la polemica non è certo nei loro confronti) raccontando candidamente di aver registrato il disco fra luglio e gennaio (fanno sei mesi) , mandando il tutto ai Capitol Studios di Hollywood per la masterizzazione (manco i Rolling Stones). Non ho sentito ancora l’intero album in questione, ma un comune amico mi ha fatto sentire un pezzo in macchina e… ohibò: “Un altro gruppo emo”, è stato il mio primo tristissimo pensiero.

Poi c’è un riquadruccio su un’altra band più o meno nota della capitale che ha dovuto cambiare nome perché il vecchio batterista li ha minacciati di cause legali (manco i Pink Floyd). Massima solidarietà con loro, che tutto sommato se la meritano, anche se avrei voluto consigliargli un avvocato per fare il culo a strisce a ‘sto stronzo. E poi via con una carrellata di nomi insulsi, molti dei quali infilati in una specie di sotto-rubrica intitolata “New Pop-Punk” e meno male che almeno ci hanno infilato quel “new”.

Qualche perla la si può trovare anche fra le fanzine più meritevoli, come l’ultimo numero di Oriental Beat, dove un recensore (che non conosco di persona, ma apprezzo le cose che fa), nel tentativo di stroncare i Briefs, definito un “gruppo pompato” (i Briefs?! ), si lancia in sperticate lodi dell’ultimo dei Green Day (nello stesso edificio dell’asilo di mio figlio c’è anche la scuola elementare ed ho visto a più riprese un paio di ragazzini di quinta con le loro magliette del gruppo di Billie Joe, che notoriamente non è pompato per niente….!), dal quale i Briefs avrebbero tutto da imparare (spero davvero che non seguano il consiglio).

Di “fiori” in giro in realtà ce ne sarebbero parecchi, ma come al solito non trovano spazio pressoché da nessuna parte. Ne’ sul web, ne’ in edicola, e neanche, ahimè, nel cosiddetto giro di nicchia.

Le opinioni, ovviamente, sono come il buco del culo (ognuno ha il suo e di solito fa schifo), ma ridatemi le band che registravano in due giorni, senza avvocati, ne’ studios di Hollywood, ne’ merchandise del cazzo. A tutti gli altri: che ve ne fate della parola “punk”? Ormai anche vostra mamma non ha più paura.

 

postato da benicetomommy, 16:23 | link | commenti (3)

mercoledì, 06 luglio 2005

RASOIATE.

L'amico Simone  ha dato alle stampe il numero 3 della sua fanzine Lamette, che oltre ad avere una aggiornatissima pagina web, ogni tanto se ne esce anche dalla tipografia, mischiando fumetti rozzi e distruttivi con sane e abbondanti dosi di punk rock.

Su questo numero, oltre ad una carrellata di trucidi emergenti del tratto ad inchiostro, il nostro ci regala tre magnifiche tavole sulle “Leggende del punk che (non) ho conosciuto”, un commovente tributo ai suoi eroi di bambino, da Iggy Pop a Johnny Thunders, da Stiv Bators a Peter Laughner, a Joey Ramone, e soprattutto mega-specialone punk "ufficiale" su sua maestà Richard Hell, corredato da scatti originali di Roberta Bayley (New York 70's e GBGB's).

Ho sempre considerato Hell (ex Television, Voidoids, Heartbreakers) lo snob della situazione, ma anche un bel cazzo di genio. E mi ha convinto in pieno la sua motivazione del perché un bel giorno si è rotto il cazzo ed ha deciso di mettersi a fare lo scrittore. “Avevamo dei mini-tour, ma era sicuramente la prima volta che suonavamo sette giorni a settimana per tre settimane consecutive in città diverse. Ciò mi rendeva davvero frustrato e non riuscivo davvero a rinnovarmi sera dopo sera”. L’unico in grado di farlo, giura Hell e noi gli crediamo, è Iggy Pop. “Lui è la cosa reale. Ogni fibra del suo corpo è dedia a rendere quei pochi minuti sul palco, ogni sera, qualcosa che ti faccia uscire fuori di testa. E ci riesce. E’ davvero impressionante”.

 

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lunedì, 06 giugno 2005

postato da benicetomommy, 00:29 | link | commenti (8)